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De: luisella (Mensaje original) |
Enviado: 01/12/2016 06:52 |
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Preghiera
La pecora nera
C'era una volta una pecora diversa da tutte le altre. Le pecore, si sa, sono bianche: lei, invece, era nera. Nera come il carbone. Quando passava per i campi tutti la segnavano a dito e sorridevano di compassione. "Guarda la pecora nera! Che animale originale: chi crede mai di essere?". Anche le compagne pecore le gridavano dietro: "Pecora sbagliata, non sai che le pecore devono essere tutte uguali, tutte avvolte di lana bianca?" La pecora nera non ne poteva più: quelle parole erano come pietre. E così decise di uscire dal gregge per andarsene sui monti: almeno là avrebbe potuto brucare in pace e riposare all'ombra dei pini. Ma nemmeno in montagna trovò pace. "Che vivere è mai questo? Sempre sola, tutta sola!", si diceva dopo il tramonto del sole quando la notte inghiottiva tutto nel buio. Una sera, mentre girovagava scoraggiata e in lacrime scorse una grotta. "Dormirò là dentro…", e si mise a correre, correre come se qualcosa l'attirasse… "Chi sei?" le domandò qualcuno mentre stava entrando. "Sono una pecora che nessuno vuole: una pecora nera! Ho lasciato il gregge perché tutti mi prendevano in giro e mi sentivo diversa… In un certo qual modo mi hanno tagliata fuori…" "è capitato anche a noi una cosa simile: siamo poveri e non c'era posto con gli altri nell'albergo. Abbiamo dovuto ripararci qui, io Giuseppe e mia moglie Maria. Proprio qui ci è nato un bel Bambino. Eccolo!" La pecora nera si sentì invadere da una sensazione nuova. "Avrà freddo: lasciate che mi metta vicino per scaldarlo con la mia soffice lana…" Maria e Giuseppe le fecero posto accanto al Bambino. La pecora si accoccolò il più vicino possibile al Bambino e allargando le zampe lo strinse a sé. Gesù si svegliò, aprì gli occhi e le bisbigliò: "Proprio per questo sono venuto, per le pecore smarrite". La pecora nera non comprese del tutto, ma si sentì utile e contenta. Si mise a belare, belare di felicità. Dal cielo gli angeli risposero intonando il Gloria.
"Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!"
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PREGHIERA PER L’AVVENTO
Vieni, O Signore, con tanta misericordia, giù nell’anima mia e prendine possesso e lì ci abiti. Un’abitazione povero, lo confesso, per una persona così gloriosa come sei Tu! Tuttavia, la sto preparando per un ricevimento degno di Te, per mezzo dei desideri santi e ferventi della Tua stessa ispirazione. Entri, allora e adornare l’anima mia, e rendila un luogo degno per Te da abitare, poiché è il lavoro delle Tue stesse mani. Dammi Te stesso, senza di cui, anche se mi dessi tutto quello che hai mai fatto, ancora questo non soddisfarebbe i miei desideri. Fa che l’anima mia Ti cerchi sempre, e fa ché io persisti nel cercare, finché ho trovato e sono in pieno possesso di Te. Amen. |
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Atti 7, 55-9 Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, con lo sguardo fisso al cielo, vide la gloria di dio e Gesù in piedi alla destra del Padre. E disse:" Oh! Io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio!" Quelli, mandando alte grida, si turarono le orecchie e tutti insieme si precipitarono contro di lui, lo trascinarono fuori della città e lo lapidarono. I testimoni deposero le loro vesti ai piedi di un giovanotto, chiamato Saulo, e lapidarono Stefano che pregava e diceva: "Signore Gesù, ricevi il mio spirito". Poi s’inginocchiò e gridò ad alta voce: "Signore, non imputar loro questo peccato". Ciò detto, s’addormentò
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Misero sei ovunque tu sarai e da qualunque parte ti volgerai, se a Dio non ti rivolgi. Perché ti turbi se le cose non vanno come tu vuoi o desideri? Chi è colui che abbia tutte le cose a suo gusto? Né io, né tu, né chicchessia sopra la terra. Niuno vi ha nel mondo, quantunque sia re o papa, senza qualche tribolazione o travaglio. Chi è colui che se la passa meglio degli altri? Quegli certamente che può patire qualche cosa per amore di Dio. |
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Se vuoi far qualche profitto, conservati nel timore di Dio: non voler essere troppo libero, ma raffrena tutti i tuoi sensi sotto la disciplina, né ti abbandonare ad una stolta letizia. Datti alla commozione del cuore, e troverai la devozione. La compunzione ci scopre molti beni, che la dissipazione, di solito, in breve far perdere. E’ gran meraviglia che un uomo, il quale considera e pondera il suo esilio e i tanti pericoli dell’anima sua, possa mai pienamente rallegrarsi in questa vita.
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DIO IN FASCE
di Federico Garcìa Lorca
E così, Dio scomparso, che voglio averti. Piccolo cembalo di farina per il neonato. Brezza e materia unite nell'espressione esatta per amor della carne che non sa il tuo nome.
E così, forma breve d'inafferabile rumore, Dio in fasce, Cristo minuscolo ed eterno, mille volte ripetuto, morto, crocifisso, dall'impura parola dell'uomo che suda.
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NATALE
di Lucia Porfiri
Si avvicina il Natale, nell'aria si respira un profumo di gioia e di amore. Se ti guardi intorno non vedrai che serenità!
Ma...cosa succede? Là in quel piccolo paese non c'è gioia! C'è solo dolore, gente che soffre, gente che muore...
E là? Guarda là! C'è solo indifferenza, in quel paese alle persone non importa nulla del Natale! Troppa gente soffre, troppa gente non sa!
E' Natale, cerca anche tu di portare pace e amore... ...dove ci sono guerra e odio.
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![](http://www.qualcosadime.net/natale_avv_12.jpg) NATALE, UN GIORNO
di Hirokazu Ogura
Perché dappertutto ci sono cosi tanti recinti? In fondo tutto il mondo e un grande recinto.
Perché la gente parla lingue diverse? In fondo tutti diciamo le stesse cose.
Perché il colore della pelle non e indifferente? In fondo siamo tutti diversi.
Perché gli adulti fanno la guerra? Dio certamente non lo vuole.
Perché avvelenano la terra? Abbiamo solo quella.
A Natale - un giorno - gli uomini andranno d’accordo in tutto il mondo. Allora ci sarà un enorme albero di Natale con milioni di candele. Ognuno ne terrà una in mano, e nessuno riuscirà a vedere l’enorme albero fino alla punta.
Allora tutti si diranno "Buon Natale!" a Natale, un giorno.
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IL DONO DI NATALE
di Grazia Deledda
I cinque fratelli Lobina, tutti pastori, tornavano dai loro ovili, per passare la notte di Natale in famiglia. Era una festa eccezionale, per loro, quell'anno, perché si fidanzava la loro unica sorella, con un giovane molto ricco. Come si usa dunque in Sardegna, il fidanzato doveva mandare un regalo alla sua promessa sposa, e poi andare anche lui a passare la festa con la famiglia di lei. E i cinque fratelli volevano far corona alla sorella, anche per dimostrare al futuro cognato che se non erano ricchi come lui, in cambio erano forti, sani, uniti fra di loro come un gruppo di guerrieri. Avevano mandato avanti il fratello più piccolo, Felle, un bel ragazzo di undici anni, dai grandi occhi dolci, vestito di pelli lanose come un piccolo San Giovanni Battista; portava sulle spalle una bisaccia, e dentro la bisaccia un maialetto appena ucciso che doveva servire per la cena. Il piccolo paese era coperto di neve; le casette nere, addossate al monte, parevano disegnate su di un cartone bianco, e la chiesa, sopra un terrapieno sostenuto da macigni, circondata d'alberi carichi di neve e di ghiacciuoli, appariva come uno di quegli edifizi fantastici che disegnano le nuvole. Tutto era silenzio: gli abitanti sembravano sepolti sotto la neve. Nella strada che conduceva a casa sua, Felle trovò solo, sulla neve, le impronte di un piede di donna, e si divertì a camminarci sopra. Le impronte cessavano appunto davanti al rozzo cancello di legno del cortile che la sua famiglia possedeva in comune con un'altra famiglia pure di pastori ancora più poveri di loro. Le due casupole, una per parte del cortile, si rassomigliavano come due sorelle; dai comignoli usciva il fumo, dalle porticine trasparivano fili di luce. Felle fischiò, per annunziare il suo arrivo: e subito, alla porta del vicino si affacciò una ragazzina col viso rosso dal freddo e gli occhi scintillanti di gioia. - Ben tornato, Felle. - Oh, Lia! - egli gridò per ricambiarle il saluto, e si avvicinò alla porticina dalla quale, adesso, con la luce usciva anche il fumo di un grande fuoco acceso nel focolare in mezzo alla cucina. Intorno al focolare stavano sedute le sorelline di Lia, per tenerle buone la maggiore di esse, cioè quella che veniva dopo l'amica di Felle, distribuiva loro qualche chicco di uva passa e cantava una canzoncina d'occasione, cioè una ninnananna per Gesù Bambino. - Che ci hai, qui? - domandò Lia, toccando la bisaccia di Felle. - Ah, il porchetto. Anche la serva del fidanzato di tua sorella ha già portato il regalo. Farete grande festa voi, - aggiunse con una certa invidia; ma poi si riprese e annunziò con gioia maliziosa: - e anche noi! Invano Felle le domandò che festa era: Lia gli chiuse la porta in faccia, ed egli attraversò il cortile per entrare in casa sua.
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DIO VIENE AD ABITARE TRA NOI
Il Signore è la mia salvezza
e con lui non temo più,
perché ho nel cuore la certezza,
la salvezza è qui con me.
Ti lodo, Signore, perché
un giorno eri lontano da me;
ora invece sei tornato
e mi hai preso con te.
Berrete con gioia alle fonti,
alle fonti della salvezza
e quel giorno voi direte
lodate il Signore invocate il suo nome. |
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Signore fa che amiamo il silenzio.
Nel silenzio è più facile capire noi stessi,
vedere il giusto valore delle cose,
coltivare ideali grandi.
Nel silenzio è più facile essere attenti ai nostri fratelli,
a ciò che passa nel loro cuore di pena e di gioia.
Nel silenzio è più facile sentire la tua voce che ci chiama.
O Signore, tu che hai parlato a Elia
nella solitudine della montagna,
e ti rivolgi anche a noi
soprattutto nel raccoglimento,
fa che amiamo il silenzio
e che siamo capaci di farlo dentro e fuori di noi,
per essere disponibili per te.
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PAROLE DI VITA
Parole di vita abbiamo ascoltato,
e gesti d’amore vedemmo tra noi.
La nostra speranza è un pane spezzato,
la nostra certezza l’amore di Dio.
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Signore,
il nostro è il mondo dell’uomo,
un mondo frenetico,
sempre più fondato sulla nostra sapienza,
sulla nostra programmazione.
Non ci interessa più la tua sapienza,
non ci interessano più le tue promesse;
non sappiamo più attendere;
non sappiamo più seminare
senza preoccuparci se saremo noi o altri a mietere.
La tua Parola invece è una parola di grande pazienza
che sprona ad una illimitata speranza:
chi semina nelle lacrime raccoglierà nella gioia;
una misura abbondante: il cento per uno.
Signore,
semina la calma nella mia anima;
semina la fiducia in te,
la speranza nella tua parola
più efficace di ogni programmazione umana |
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LA NOTTE SANTA
di Guido Gozzano
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- Consolati, Maria, del tuo pellegrinare! Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei. Presso quell'osteria potremo riposare, ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.
Il campanile scocca lentamente le sei.
- Avete un po' di posto, o voi del Caval Grigio? Un po' di posto per me e per Giuseppe? - Signori, ce ne duole: è notte di prodigio; son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe
Il campanile scocca lentamente le sette.
- Oste del Moro, avete un rifugio per noi? Mia moglie più non regge ed io son così rotto! - Tutto l'albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi: Tentate al Cervo Bianco, quell'osteria più sotto.
Il campanile scocca lentamente le otto.
- O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno avete per dormire? Non ci mandate altrove! - S'attende la cometa. Tutto l'albergo ho pieno d'astronomi e di dotti, qui giunti d'ogni dove.
Il campanile scocca lentamente le nove.
- Ostessa dei Tre Merli, pietà d'una sorella! Pensate in quale stato e quanta strada feci! - Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella. Son negromanti, magi persiani, egizi, greci...
Il campanile scocca lentamente le dieci.
- Oste di Cesarea... - Un vecchio falegname? Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente? L'albergo è tutto pieno di cavalieri e dame non amo la miscela dell'alta e bassa gente.
Il campanile scocca le undici lentamente.
La neve! - ecco una stalla! - Avrà posto per due? - Che freddo! - Siamo a sosta - Ma quanta neve, quanta! Un po' ci scalderanno quell'asino e quel bue... Maria già trascolora, divinamente affranta...
Il campanile scocca La Mezzanotte Santa.
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Signore, sei meraviglioso. Sei nato, sei venuto, ti sei fatto Bambino, sei entrato nel nostro mondo.
Contemplo come sei
arrivato: non ci hai mandato un fax. Non hai fatto fracasso, sei venuto nella notte, nel silenzio.
Non sei nato in un posto lussuoso, in mezzo alla ricchezza, ma in un angolo dimenticato dalla terra. Signore, stanotte anch'io ci sono.
Sì, non voglio essere un dormiglione che rimane chiuso in casa, che non si accorge di nulla.
Signore, stanotte anch'io ci sono e voglio proprio esserci come Maria, come Giuseppe, come i pastori.
Signore, ci sono pieno di stupore, di meraviglia per ciò che tu hai fatto, ci sono a mani vuote, pronto ad accoglierTi.
Vieni, Signore vieni; da me c'è posto. Occupa quella sala centrale che è il mio cuore, è libera solo per te. Gesù Bambino
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