Caro Gesù Bambino,
so bene che avrei potuto scegliere un altro momento per scriverTi,
se non altro per il traffico postale, intensissimo, di questi giorni;
e so anche che quando si supera l’infanzia, a rivolgersi a Te
per via epistolare, si può rischiare il manicomio.
Ma è un rischio che corro volentieri,
perché da queste parti le cose che non vanno,
come sai, son davvero parecchie.
Anzitutto, non è chiara la ragione per cui acconsenTi
– sia detto col massimo rispetto – che si continui a festeggiare
il Natale.
Anziché a Te, oggi i bambini scrivono lettere quasi esclusivamente
ad un anziano col pallino delle renne e della Coca-Cola,
nelle piazze e nelle case l’albero ha soppiantato il Presepe
e la gente sceglie di partecipare alla Santa Messa
solo dopo aver terminato tutti gli acquisti.
Insomma, del Tuo Natale – te ne sarai reso conto Tu per primo –
non è che sia rimasto poi molto.
Tutti dicono di voler essere più buoni, ma nessuno,
in fondo, sa bene il perché.
E i risultati, ahinoi, sono quelli che sono.
A questo punto non sarebbe più opportuno,
solo per quest’anno, abolirlo, il Natale?
Mi rendo conto che non si può chiedere a nessuno
– men che meno al Figlio di Dio – di rinunciare alla propria Festa
di Compleanno, ma forse non sarebbe una cattiva idea.
Forse all’umanità farebbe bene, per una volta,
scoprire che senza di Te, caro Gesù, non solo non c’è più festa,
ma non c’è più nulla.