Nel post precedente le foto 33 operai intrappolati nella miniera cilena (Foto: EPA/HECTOR RETAMAL)
“Il miracolo di San José”: titolano così i quotidiani cileni all’indomani dell’annuncio che i 33 minatori intrappolati da oltre due settimane in una miniera nel deserto di Atacama sono ancora vivi. Da stamani vengono sostentati con un “cordone ombelicale”, un tubo da cui ricevono cibo e acqua.
La notizia è arrivata ieri dallo stesso presidente, Sebastian Pinera, che si è precipitato nella miniera ”San José” nei pressi di Copiaco, 830 km a nord di Santiago, sventolando il pezzo di carta “venuto dalle viscere della terra”, in cui i minatori annunciavano di essere vivi 17 giorni dopo il crollo della miniera. I 33 sono riusciti a mandare un messaggio attraverso la sonda calata a 700 metri di profondità: “Stiamo bene tutti e 33 e siamo nel rifugio”, si legge nel biglietto.
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Il messaggio ha confermato le speranze dei tecnici, che hanno continuato a lavorare nonostante da giorni non arrivassero più segni di vita: al momento dello smottamento che ha fatto franare la miniera, i minatori sono riusciti a raggiungere uno dei rifugi allestiti lungo le gallerie, con provviste e ossigeno.
Solo cosí possono essere rimasti in vita dal 5 agosto ad oggi, nella galleria caldissima di giorno e freddissima di notte, quattro chilometri e mezzo dentro alla miniera, con 700 metri di roccia sopra la testa.
L’avventura dei 33, però, non si è ancora conclusa: “Ci vorranno almeno 120 giorni per salvarli“, ha detto Andres Sougarret, l’ingegnere che guida il team dei soccorritori. In pratica, i 33 rischiano di rimanere nella miniera fino a Natale.
“Sembravano dei ragazzini, con la felicità negli occhi”, hanno detto i tecnici che gestiscono la telecamera inviata nel pozzo: “Hanno messo la faccia davanti all’obiettivo per farsi vedere”. Ora, spiegano i soccorritori, dovranno razionare le risorse con molta attenzione. (ANSA)